Italia

Passa questo mondo

di Paola Cover

 

Noi annunciamo la Parola eterna:
Dio è amore.
Questa è la voce che ha varcato i tempi:
Dio è carità.

Passa questo mondo,
passano i secoli,
solo chi ama non passerà mai.

Dio è la luce e in lui non c'è la notte:
Dio è amore.
Noi camminiamo lungo il suo sentiero:
Dio è carità.

Noi ci amiamo perché lui ci ama:
Dio è amore.
Egli per primo diede a noi la vita:
Dio è carità.

Giovani forti, avete vinto il male:
Dio è amore.
In voi dimora la Parola eterna:
Dio è carità.


Riecheggia in questo canto, scandendone le strofe e suggerendo la risposta corale dell’assemblea, il messaggio che sintetizza la prima lettera di Giovanni, l’espressione che condensa in sole tre parole l’annuncio sgorgato dall’esperienza vissuta: “Dio è amore”.

«E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1Gv 4,16).

È un annuncio che noi cristiani proclamiamo innanzitutto come comunità credente, riunita nel nome del Signore attorno alla Sua Parola e al Pane di Vita.

Nell’ascolto della Parola che «nel rivelarsi illumina» (Sal 119,130), siamo condotti a riconoscere i segni dell’amore di Dio disseminati nella storia della salvezza e presenti nella nostra storia. La fede può alimentarsi nello stupore di un amore che si esprime con le sfumature della tenerezza, della cura, dell’attenzione provvidente, della misericordia.

È un annuncio che, poi, ci spinge necessariamente a proclamare con la vita - riflettendolo negli atteggiamenti, nelle relazioni, nelle scelte da compiere - l’esperienza di un amore riconosciuto, accolto, in cui continuamente dimorare. Non può essere tenuto per sé e investe di quell’urgenza che traspare all’inizio della lettera:
«Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita (…) noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi» (cf. 1Gv 1,1.3).

Ed è proprio la comunione tra noi la cartina di tornasole che riflette l’autenticità della nostra adesione a Dio che è luce: «se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri» (1Gv 1,7).

Guardare a Dio, dimorare in lui, lasciarsi da lui amare, ci rende a nostra volta capaci di amare, ci irrobustisce nella lotta contro il male, «più che vincitori grazie a colui che ci ha amati» (Rm 8,37) e, per primo, ha dato la vita per noi.

Come non gioire, allora, per la prospettiva sconfinata e illimitata che ci garantisce il dimorare nell’Amore? Per quella Carità che «non avrà mai fine» (1Cor 13,8) e riveste di eternità anche i più piccoli gesti ed espressioni di amore, possiamo davvero cantare, con fiducia e speranza: «chi ama non passerà mai»!


Dalle parole alla Parola

Luce. Parla di chiarore, chiarezza, possibilità di vedere: dove sono, cosa mi circonda, dove orientarmi.

Notte. Evoca il buio, l’oscurità, la mancanza di riferimenti, l’incapacità di muoversi… Dalle mie notti chiedo di avvicinarmi alla vera Luce, per diventare consapevole di ciò che sono chiamato a essere e diventare…

Per primo. Mi accompagna la certezza che l’iniziativa è di Dio e sempre il suo amore mi precede? Quali segni raccolgo nella mia vita, quali motivi di lode posso innalzare?


Preghiera

Signore Dio, che sei luce e amore, che io riconosca e creda all’amore che hai per me. Fammi camminare sui tuoi sentieri perché, amando i miei fratelli e sorelle, io dimori nella tua luce e fin d’ora i miei giorni risplendano di eternità. Amen.



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Tutti i testi sono presi da: Meditare Cantando, ISG Edizioni e Effatà Editrice, 2010

 
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