Israele

Comunità elisabettina

...in Terra Santa

 

La comunità elisabettina viene chiamata a svolgere la propria attività al Caritas Baby Hospital, collaborando con la Caritas Svizzero-tedesca a favore dei bambini palestinesi che, nella zona, sono frequentemente soggetti a malattie intestinali e respiratorie. L'ambiente in cui la comunità verrà inserita è prevalentemente arabo-musulmano.

L'8 maggio 1975 partono le prime quattro suore alle quali se ne aggiunge, una quinta nell'ottobre dello stesso anno.

Il servizio nell’ospedale pediatrico si apre anche all’assistenza e la promozione della famiglia attraverso la formazione e l’accompagnamento delle mamme prima e dopo il parto.

Negli anni Ottanta una suora ha seguito un programma educativo-assistenziale in favore del villaggio di Nahalin. Vi si recava in équipe con personale dell’ospedale.

Contemporaneamente l’ospedale ha attivato il social work: inizialmente socio-sanitario e quindi di carattere prevalentemente sociale; un’équipe, costituita da assistenti sociali e una suora assistente sanitaria - e in seguito assistente sociale - faceva da ponte tra l’ospedale e il territorio vistando le famiglie dei bambini ospedalizzati e dimessi. Il servizio si è concluso nel dicembre 2007 per scelta dei responsabili del CBH.

Nel 1981 è stato aperto un asilo nido per i figli dei dipendenti dell’ospedale: una suora vi ha prestato servizio fino al 1986.

Nel frattempo l’ospedale si è ingrandito ed è tuttora in fase di ampliamento-ristrutturazione.

Oggi la comunità impegnata nel servizio infermieristico diretto, ha l’impegno di “matron” dell’ospedale e di coordinamento della formazione continua del personale. Una segue un servizio ambulatoriale di hearing screening (controllo dell’udito) in favore dei bambini.

Sta gradualmente prestando attenzione alla domanda di presenza in parrocchia.

Tutte le suore, a turno, accompagnano i gruppi di pellegrini in visita al CBH.

Continua un’attività in favore delle donne: una suora gestisce un gruppo di ricamatrici (ricami tradizionali) e cura la vendita dei lavori. Il ricavato copre le spese e si trasforma in “stipendio” per le lavoratrici.

 
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