Italia

Noi veglieremo

di Enrica Martello

 
Noi Veglieremo

Nella notte, o Dio, noi veglieremo
con le lampade vestiti a festa:
presto arriverai e sarà giorno.

Rallegratevi in attesa del Signore:
improvvisa giungerà la sua voce.
Quando lui verrà, sarete pronti,
e vi chiamerà «amici» per sempre.

Raccogliete per il giorno della vita
dove tutto sarà giovane in eterno.
Quando lui verrà, sarete pronti,
e vi chiamerà «amici» per sempre.


Il canto evidentemente lascia trasparire il riferimento alla parabola delle dieci vergini che nella notte attendono lo sposo (cf. Mt 25,1-13), tuttavia non si tratta di una traduzione musicale del passo evangelico.

Le strofe evocano temi ricorrenti nella Parola di Dio legati all’attesa, alla gioia, alla veglia, alla dimensione finita e relativa della vita terrena e all’eternità della gioia nell’amicizia con Dio. L’improvvisa venuta del Signore spesso è richiamata nel Vangelo: «due uomini nel campo, due donne alla macina; l’uno è preso, l’altro lasciato; il ladro nella notte» (cf. Mt 24, 40-43)…

Eppure tali temi, se in un ambito puramente umano mettono angoscia, tristezza, paura, al contrario nel canto trasudano gioia, trepidazione, lieta attesa, sicura speranza.

Anche la poesia e la musica esprimono questo contrasto; da un lato il buio:
Sei la vita e la morte. / Sei venuta di marzo/ sulla terra nuda / il tuo brivido dura./ Sangue di primavera/ - anemone o nube - / il tuo passo leggero/ ha violato la terra. / Ricomincia il dolore. (Verrà la morte e avrà i tuoi occhi di Cesare Pavese),
Sono io la morte e porto corona, / io son di tutti voi signora e padrona e così sono crudele, così forte sono e dura… (Ballo in Fa# - di Angelo Branduardi),

dall’altro la luce e la speranza:
L’anima sua come luce / oltre le nubi si levò / come una nave sulle acque / nella gloria dei cieli entrò / ed al calar delle ombre / vennero le allodole cantando, / sopra le case roteando / stettero a lungo gridando (La morte di Francesco di Angelo Branduardi),
Accendi tutte le luci, / prepara tutte le fiaccole, / illumina la casa della tua anima. / È notte, / ma l’alba è certa, vicina. / Potrebbe giungere il tuo Signore / e chiamarti con la voce che hai ascoltato fin da bambina. / Non si spenga la tua lucerna, / alimentala con la lunga pazienza del soffrire. (Non exstinguetur in nocte di Donata Doni).

Il canto è pregno di certa speranza: la venuta dell’Amico che ci chiama amici è certa. Desta stupore eppure è certa anche la nostra risposta: “quando lui verrà sarete pronti.

È all’indicativo futuro quel sarete. Un indicativo, il modo grammaticale che esprime condizioni oggettive, stati di fatto, affermazioni.

Non trascurabili sono nel canto i temi dell’attesa dell’amato, della vigilanza e frequenti nella Scrittura. Si pensi solo al Cantico dei Cantici: «M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo di te. Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amore dell’anima mia» (1,4; 3,1); o a Isaia: «Sentinella, quanto resta della notte?» (21,11).

Raccogliete per il giorno della vita”.
Solo una riga in tutto il testo per dire l’impegno nella vita quotidiana, l’impegno di una vita cristiana, una vita cioè che prende la forma della vita di Gesù su questa terra, una vita buona e bella, innestata nel Padre e donata ai fratelli, tutti.

Raccogliete: è un imperativo, un comando, quasi a dire che molta della gioia nell’attesa e nell’incontro si costruisce da questo raccogliere, oggi.


Dalle parole alla Parola

Vestito. L’abito della festa evoca ricordi, riti, abitudini, significati. Indica rispetto, dignità, importanza, valore sia di se stessi ma soprattutto dell’altro, di colui per il quale ci si veste a festa. Così, da secoli, per il giorno della domenica, per il Signore. Quando, per chi mi vesto a festa? Vesto a festa i miei pensieri, i miei sentimenti, la mia persona nell’attesa del Signore? E il Signore, già venuto, già presente nella forma del fratello che incontro lo guardo con occhi che diano dignità, rispetto, importanza? Mi vesto a festa per lui - il fratello - e lo accolgo come frutto di una attesa gioiosa così da rivestirlo di festa, di dignità?

Venuta / venire. È un termine che indica movimento, che chiede accoglienza, apertura, spazio. È parola di relazione: venuta di qualcuno in riferimento ad un altro, di qualcosa rispetto ad altra cosa; è incontro. Quali sentimenti mi abitano pensando al venire del Signore dentro la mia vita, dentro la mia giornata, dentro la mia storia? Gesù è il Veniente: l’ho incontrato?


Preghiera

La tua venuta è sicura come l'aurora, Signore. Verrai a noi come la pioggia di autunno, come la pioggia di primavera, che feconda la terra. Affrettiamoci dunque a conoscerti, Signore, poiché tu ci renda, nell’attesa, lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità (Os 6,3; Rm 12,12-13). Amen.



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Tutti i testi sono presi da: Meditare Cantando, ISG Edizioni e Effatà Editrice, 2010

 
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