Italia

Hai dato un cibo

di Paola Rebellato

 
Hai dato un cibo

Hai dato un cibo a noi, Signore,
germe vivente di bontà.
Nel tuo Vangelo, o buon pastore,
sei stato guida e verità.

Grazie diciamo a te, Gesù!
resta con noi, non ci lasciare:
sei vero amico solo tu!

Alla tua mensa accorsi siamo,
pieni di fede nel mister.
O Trinità, noi t’invochiamo:
Cristo sia pace al mondo inter.


Il canto riceve colore dal ritornello, elevazione gioiosa e riconoscente del cuore del pellegrino che si sente accompagnato dall’amico vero ed unico nel trascorrere dei giorni di cui non conosce la fine.

Le ultime parole di Gesù, che chiudono il Vangelo di Matteo «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20), sono testamento/giuramento, impegno di fedeltà di una presenza che accompagna la vita della Chiesa e il cammino di fede di ogni credente.

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù usa l’immagine del buon pastore per dire in che modo Egli sta in mezzo a noi: «Chi entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce» (Gv 10,2-4).

Gesù, pastore buono, si fa porta, ingresso per un pascolo di vita: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore; se uno entra attraverso di me, sarà salvato, entrerà e uscirà e troverà pascolo; Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,7.9.10b).

Nell’incarnazione Dio, in Gesù, si fa uomo, uno di noi per riscattare la nostra vita dalla morte. Gesù lo rivela utilizzando ancora la figura del Pastore buono che si fa unità del gregge, agnello tenero, mansueto, indifeso per essere sacrificato e offerto al Padre in favore dei suoi fratelli: «…do la mia vita per le pecore; nessuno me la toglie: io la do da me stesso» (Gv 10,15.18). Giovanni Battista, all’inizio del Vangelo di Giovanni, indicando Gesù aveva esclamato: «Ecco l’agnello di Dio!» (Gv 1,36).

Gesù decide di rimanere tra noi come germe, riserva perenne di vita, di bontà per dare la vita buona e vera anche a chi non fa parte ancora del suo gregge: «E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare» (Gv 10,16).

Sgorga allora riconoscente il grazie per Gesù che, impazzito d’amore per la sua creatura, non esita ad umiliarsi per sempre nelle ristrettezze dell’ostia, angolo di sorprendente tenera vicinanza a noi.

Accorro alla Mensa eucaristica con i miei fratelli nella certezza di incontrare, intorno alla tavola imbandita, la Trinità che ci attende per condividere il pane che farà di noi la stessa pace che invochiamo per il mondo intero.

Come i discepoli di Emmaus dopo lo spezzare del pane, senza indugio insieme corriamo ad annunciare Cristo e la sua pace al mondo intero: «Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro» (Lc 24,33).


Dalle parole alla Parola

Cibo. Il cibo ci garantisce il legame con la vita fisica e ci rinvia a quella spirituale. Gesù si dona a noi come germe divino di vita e di bontà. Coltivo questo germe, gli assicuro l’ambito vitale perché giunga a maturazione e dia frutti di opere buone?

Guida. Gesù si propone a me come guida alla certezza della vita, al riposo nella stanchezza, al rifugio nella pace, alla tenerezza nelle asperità della vita, alla luce nella valle oscura… So stare da solo con Lui, nell'intimità del mio cuore, per imparare l’arte della pace ed essere poi, per tutti, una fonte di pace?


Preghiera

Signore Gesù, pastore, amico e guida, hai posto sul mio cammino fratelli affamati e assetati e insieme siamo stati invitati alla tua mensa. Rendici comunità, come tu lo sei con il Padre e lo Spirito Santo, così che l’unica comunione divina debordi dal nostro piccolo essere e inondi di bene l’umanità e il creato. Amen.



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Tutti i testi sono presi da: Meditare Cantando, ISG Edizioni e Effatà Editrice, 2010
 
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