Italia

Se tu mi accogli

di Paola Rebellato

 
Se tu mi accogli

Se tu mi accogli, Padre buono,
prima che venga sera,
se tu mi doni il tuo perdono,
avrò la pace vera:
ti chiamerò, mio Salvatore,
e tornerò, Gesù, con te.

Se nell’angoscia più profonda,
quando il nemico assale,
se la tua grazia mi circonda,
non temerò alcun male:
t’invocherò, mio Redentore,
e resterò sempre con te.


Il canto interpreta i sentimenti del cristiano che si apre al cammino di conversione, alla speranza e alla fiducia in Dio. Tesse un itinerario di timida speranza, marcato da una sequenza di se ipotetici che vanno dalla richiesta di accoglienza rivolta al Padre alla ferma decisione di rimanere con Gesù Redentore.

Il Padre buono, l’unico che si può chiamare buono: «Gesù gli rispose: Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo» (Lc 18,19) è contemplato nell’atteggiamento di accoglienza. L’Antico Testamento è permeato dalla presenza di questa paternità che crea e costituisce: «Non è lui il padre che ti ha creato, che ti ha fatto e ti ha costituito?» (Dt 32,6) che conduce l’uomo come figlio: «e nel deserto… hai visto come il Signore, tuo Dio, ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino che avete fatto, finché siete arrivati qui» (Dt 1,31), che lo modella e plasma come opera d’arte: «Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani» (Is 64,7).

Il Padre buono esterna sentimenti materni, si commuove, freme di compassione: «Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione» (Os 11,8ss); minaccia ma con affetto, nutre profonda tenerezza: «Ogni volta che lo minaccio, me ne ricordo sempre con affetto. Per questo il mio cuore si commuove per lui e sento per lui profonda tenerezza» (Ger 31,20).

Sperimentare l’accoglienza previene la dura esperienza della sera, passaggio cruciale di ogni esistenza. Sera della prova, della tentazione, del fallimento, della debolezza, del peccato, della malattia, del declino delle forze, della solitudine e del tradimento, dello smarrimento e dell’impotenza.

Tra le braccia buone e sicure del Padre, il perdono è come la carezza che rassicura e dà pace. Si sperimenta Dio come Salvatore, che in Gesù ci fa tornare alla vita.

L’accoglienza del Padre buono si esterna nell’abbraccio della grazia che ritempra il cuore vacillante nell’angoscia «Allarga il mio cuore angosciato, liberami dagli affanni» (Sal 25,17; cf. Sal 33,18-19); «Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia» (Mc 14,33), L’angoscia è il momento di disorientamento che il nemico privilegia per insidiare e assalire. Sale l’invocazione a Dio, riconosciuto come Redentore pietoso nell’Antico Testamento «ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore» (Is 54,8) che si incarna e spalanca il suo cuore nello squarcio del costato per accogliere per sempre coloro che fanno dell’amore la loro acqua vitale: «una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue ed acqua» (Gv 19,34).


Dalle parole alla Parola

Sera. La dolcezza della sera mi affascina e le tenebre che si avvicinano mi spaventano. Sono questi i sentimenti che agitano la mia vita. Sento che il perdono chiesto, ricevuto e donato mi ridona la pace e mi rende fonte di pace?

Angoscia. È il sentimento che fa sentire Gesù vicino alla nostra umanità. Lo contemplo nel Getzemani per imparare come si gestiscono le tentazioni e come si resiste all’assalto del maligno?


Preghiera:

Piccolo, tra le tue braccia, colgo la dimensione della mia fragilità e la gioia di sentirmi accolto da te che sei Padre buono, Salvatore e Redentore. Dammi la sapienza per rimanere sempre con te e prestami il tuo cuore per essere estensione della tua pace tra i fratelli che mi hai donato. Amen.




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Tutti i testi sono presi da: Meditare Cantando, ISG Edizioni e Effatà Editrice, 2010
 
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