Italia

Sei tu, Signore, il Pane

di Marilena Carraro

 
Sei tu, Signore, il pane

Sei tu, Signore, il pane,
tu cibo sei per noi.
Risorto a vita nuova,
sei vivo in mezzo a noi.

Nell’ultima sua cena
Gesù si dona ai suoi:
«Prendete pane e vino,
la vita mia per voi».

«Mangiate questo pane:
chi crede in me, vivrà.
Chi beve il vino nuovo,
con me risorgerà».

È Cristo il pane vero,
diviso qui fra noi:
formiamo un solo corpo
e Dio sarà con noi.

Se porti la sua croce,
in lui tu regnerai.
Se muori unito a Cristo,
con lui rinascerai.

Verranno i cieli nuovi,
la terra fiorirà.
Vivremo da fratelli:
la Chiesa è carità.


La prima strofa dà il la al canto: Gesù è Risorto e nel pane consacrato, vivo rimane in mezzo a noi.
Segue il racconto dell’Ultima Cena: Gesù «prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me”». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi» (Lc 22, 19-20).

Fate questo in memoria di me”: ecco il senso più profondo del nostro incontrarci a Messa nel giorno nuovo, il giorno del Risorto, la domenica.

Il far memoria del gesto di Gesù è vissuto dal cristiano non come ricordo del passato - quale ricordo potremmo avere se non c’eravamo? -, ma come memoriale, ossia attualizzazione di quanto è avvenuto nei tre giorni pasquali così che, in tutta verità, ciascuno di noi può dire: “A quell’Ultima Cena io c’ero, ci sono!” e crediamo che Gesù spezzando il pane e versando il vino si è reso e continua a rendersi presente donando a noi la sua vita.

Gesù è passato per il deserto delle tentazioni (cf. Mc 1,13), ha conosciuto la stanchezza e la fatica dei giorni (cf. Mt 9,36) e, prima di tutti noi, ha fatto l’esperienza angosciante della morte (cf. Mc 14,33). Egli sa bene che la nostra vita ha bisogno della sua presenza continua, del suo sostegno, del suo aiuto e si fa pane per i nostri giorni, ci ripete: «è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”. Gesù rispose loro: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”» (Gv 6, 32-35).

Il canto continua accennando a due passaggi obbligatori della vita: la croce e la morte.

Tutti, credenti e non credenti, conosciamo tentazioni, stanchezze, fatiche, malattie, lutti: esperienze che, in misura diversa, possono ferire e talora squarciare il cuore e gli affetti. Queste esperienze di croce hanno il potere di farci soccombere sotto il loro peso. Ma se, come Gesù, le accogliamo (cf. Mc 8,34), diamo ad esse un significato nuovo e su di esse regniamo e in Cristo la stessa nostra morte sarà vinta sempre.

Un altro grande tema del canto è la fraternità che nasce attorno alla mensa e spera in un mondo nuovo. La fraternità cristiana si rende visibile nella carità «amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34), e va oltre: «amate i vostri nemici» (Mt 5,44) perché figli dello stesso Padre. Da soli non andiamo da nessuna parte! Il Signore è chiaro: ci vuole tutti con Sé nel suo Regno. Egli si dona: «perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21).

Così un mondo nuovo è davvero possibile: «E vidi un cielo nuovo e una terra nuova (…). E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”» (Ap 21,1.5).


Dalle parole alla Parola

Croce. Siamo abituati a chiamare croce molte situazioni che ci rendono pesante la vita. Siamo disponibili a portare la croce uniti a Cristo o, come per Giudei e pagani, la subiamo come scandalo e stoltezza? Ci vergogniamo della croce, piangiamo o regniamo su di essa?

Terra. Oggi si parla spesso di terra malata e ogni tanto qualcuno lancia un SOS disperato. Inquinamento, deforestazione, perdita di biodiversità… sono temi per politici ed economisti o in qualche modo mi lascio interrogare? Quanto le mie piccole scelte ambientali dicono che mi sta a cuore il pianeta Terra?

Fratelli. Ci sarà un giorno in cui su tutti i documenti d’identità del mondo scriveremo “residenza: pianeta terra”. Il colore della pelle, le usanze, le tradizioni, la parlata, quanto mi allontanano dal fratello? So scorgere il tratto a me familiare della figliolanza divina nelle persone che incontro?


Preghiera

Sei tu, o Signore, la manna nel deserto, l’acqua scaturita dalla roccia, la nube e il fuoco che segnano il cammino, l’asciutto in mezzo al mare. Sei tu, o Signore, il pane del cielo che sostiene e guida il nostro andare. Amen



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Tutti i testi sono presi da: Meditare Cantando, ISG Edizioni e Effatà Editrice, 2010
 
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