Italia

Ti seguirò

di Paola Cover

 

Ti seguirò, ti seguirò, o Signore
e nella tua strada camminerò.

Ti seguirò, nella via dell'amore
e donerò al mondo la vita.

Ti seguirò, nella via del dolore
e la tua croce ci salverà.

Ti seguirò, nella via della gioia
e la tua luce ci guiderà.


Potremmo riconoscerlo come il canto del discepolo che si incammina sulla strada del suo Signore perché si scopre amato e salvato; ormai non desidera che rimanere con Lui, lasciando ogni sicurezza, per calcarne le orme e condividerne la vita. Tutto nasce da un incontro che sconvolge l’ordinarietà e la precarietà del quotidiano, come nella vicenda di Bartimeo, cieco, seduto lungo la strada a mendicare e pronto a riconoscere e accogliere il passaggio di Gesù: «E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada» (Mc 10,52).
 Questa, che prima rappresentava lo spazio della sopravvivenza, diventa ora la traiettoria di un percorso nuovo, che si fa con l’andare riconoscendo il proprio posto dietro all’unico Maestro, sulle vie dell’amore, del dolore e della gioia, che Lui stesso ha tracciato.

La via dell’amore attinge al Suo esempio e ci rimanda al Padre, fonte dell’amore, Colui che «ci ha amati per primo» (1Gv 4,19): «Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9), «…come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (cf. Gv 13,34-35).

È un amore che si esprime e si spinge fino al dono della propria vita: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Lo contempliamo nel Servo sofferente, «uomo dei dolori che ben conosce il patire» (Is 53,3) e consegna liberamente la sua vita sulla croce, offrendola per le sue pecore (cf. Gv 10,15).

È un amore che, accolto e donato in forza della Parola custodita e fatta fruttificare, porta nel cuore del discepolo la gioia stessa del Maestro: «Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore… Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (cf. Gv 15,10-11).

Se la sequela passa necessariamente attraverso un’adesione personale, come evidenziano tutte le strofe, il cammino della fede non può che aprirsi all’esperienza della comunità: insieme salvati dalla sua croce, insieme guidati dalla sua luce: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12); insieme incamminati sulle sue orme (cf. 1Pt 2,21).


Dalle parole alla Parola

Strada. Richiama il mettersi in cammino, l’affrontare la fatica e la bellezza di un percorso che apre nuovi orizzonti, i rischi e le sorprese di un itinerario che si fa con l’andare. Mi sento in cammino? Su quale strada? In che misura mi interpella la strada percorsa da Gesù, Maestro e Signore?

Dolore. È esperienza che segna la vita dell’uomo e può essere vissuta con rabbia e ribellione, o accolta come via per crescere nella capacità di amare, di farsi prossimi e solidali. Come la Sua croce e risurrezione illuminano e danno significato al mio dolore?

Gioia. Se il cristiano si lascia guidare dallo Spirito, sperimenterà la gioia come uno dei suoi frutti, ci dice san Paolo. Mi accompagna la fiducia di chiedere e ottenere il dono dello Spirito, per servire il Signore nella gioia?


Preghiera

Fammi tuo discepolo, Signore e Maestro, che incroci la mia strada e mi chiami dietro a te. Il mio venire sia risposta gioiosa e fiduciosa al tuo “Segui me!”. Nella consapevolezza che tu mi hai amato per primo, io possa sempre attingere la forza per camminare sulla via che tu mi proponi. Amen.




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Tutti i testi sono presi da: Meditare Cantando, ISG Edizioni e Effatà Editrice, 2010
 
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