Italia

Tu scendi dalle stelle

di Marilena Carraro

 
Tu scendi dalle stelle

Tu scendi dalle stelle o Re del cielo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo.
O Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar.
O Dio beato!
Ah! Quanto ti costò l'avermi amato.
Ah! Quanto ti costò l'avermi amato.

A te che sei del mondo il Creatore,
mancano i panni e il fuoco, o mio Signore.
Mancano i panni e il fuoco, o mio Signore.
Caro eletto pargoletto, quanta questa povertà
più mi innamora,
giacché ti fece amor povero ancora.
Giacché ti fece amor povero ancora.


Ci troviamo di fronte ad uno dei canti più conosciuti e cantati nella liturgia del Natale. Scende dalle stelle il Re del cielo! Con un’immagine poetica, e forse anche un po’ infantile, l’Autore di questo canto, sant’Alfonso Maria de Liguori, ci ricorda che Gesù è il Figlio di Dio, l’inviato di Colui che abita i cieli e che noi invochiamo come «il Padre nostro che è nei cieli» (cf. Mt 6,9).

Da sempre l’animo umano è abituato a porre in alto, nei cieli, tutto ciò che è buono, bello, giusto… santo. Da quel luogo di grazia e di luce viene Gesù, dalle stelle appunto.

Gesù stesso, a Cafarnao, parlando del vero pane di vita, diede questa testimonianza: «sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 6,38). E san Paolo, nell’inno di lode a Cristo servo di Dio, ci racconta la discesa di Gesù, da vero Dio a vero uomo: «egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo» (Fil 2,6-7).

Gesù scende, si abbassa dal trono della divinità, annienta per così dire la sua divinità e si fa uomo per essere uno di noi, abitare in mezzo a noi.

Gesù viene e trova posto nello squallore di una grotta, al freddo e al gelo. Comunque viene. Ancora un’immagine che suscita tenerezza, ma quante volte il nostro cuore somiglia proprio a quella grotta nuda, fredda, eppur capace, se disponibile, di accoglierlo Gesù, il piccolo Gesù. Gesù viene. Non gli interessa se a scaldarlo sarà un bue e un asinello. Intanto viene.

Quei piccoli segni di povertà: il freddo e il gelo, la grotta, la mancanza del fuoco e dei vestiti… la sua fragilità, la sua piccolezza sono tratti ancora visibili nei poveri dei nostri giorni.

Ma il vero prezzo dell’amore, di cui parla sant’Alfonso “Ah quanto ti costò l’averci amato!”, ce lo spiega san Paolo sempre nella lettera ai Filippesi «Gesù umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (2,8).

Quel bambino appena nato che noi, grazie all’intuizione di san Francesco, siamo abituati a collocare nel paesaggio buio e freddo del presepe, rivestito del solo calore umano di Maria, Giuseppe e dei pastori, immaginandoci anche i cori degli angeli e lo scintillare delle stelle, quel bambino porta già i segni indelebili dell’amore per l’intera umanità “Giacchè ti fece amor povero ancora”.

Melchiorre, Gasparre e Baldassarre completano il quadro delineato da sant’Alfonso con i loro doni: l’oro dice la regalità di Gesù, il re del cielo, l’incenso indica la divinità e la mirra l’umanità del bambino divino che soggetto alla morte come tutti i viventi donerà la vita per sempre a chi crede in lui.

Esprimiamo allora il nostro atto di fede sincero e profondo al Bambino che giace nella mangiatoia “O Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar”, perché ci dice Gesù: «Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,40).


Dalle parole alla Parola

Re. Per il battesimo siamo tutti re, profeti e sacerdoti. Siamo re perché Dio ci ha resi figli suoi, creature nuove e con la sua forza possiamo vincere il male che è in noi. Qualche volta la corona di re ci pesa e siamo tentati di toglierla, preferiamo la schiavitù delle passioni, dei cattivi desideri...

Grotta. La grotta, per Giuseppe e Maria, è un riparo, un rifugio per far nascere Gesù. Il nostro cuore è capace di tenerezza e compassione così da farsi grotta per chi è nella sofferenza e aspetta una parola, uno sguardo, un aiuto?

Costo. Conosciamo bene i costi delle cose, dei cibi, dei vestiti… e siamo attenti al miglior prezzo. Esiste un miglior prezzo per l’amore? Siamo disposti a dare tutto, come Gesù?


Preghiera

Donami, o Signore, di sostare al presepe non solo per ammirarne l’arte e la composizione, ma soprattutto per vederti e adorarti nel Bambino, per ringraziarti di essere venuto in mezzo a noi, per lodare la Vergine Maria che per prima ti ha accolto con fede, per dirti il grande desiderio che abbiamo di te. Amen.



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Tutti i testi sono presi da: Meditare Cantando, ISG Edizioni e Effatà Editrice, 2010
 
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