IV Capitolo provinciale

8 luglio 2018

Atti conclusivi

 

Il clima di festa che caratterizza Casa Madre contagia anche le capitolari che si apprestano a vivere l’ultima giornata.

La celebrazione di lodi è solenne e aiuta a entrare nella lode e nel ringraziamento. È curata, come in tutti questi giorni dal 4 luglio, da suor Claudia Berton e da suor Sonia Giuliato.

A completare la cronaca: nelle varie giornate capitolari si sono alternate al suono della pianola suor Paola Cover e suor Agnese Loppoli, lasciando spazio frequentemente all’accompagnamento dei canti con le chitarre con il piacevole contributo di suor Lucia Turato, suor Alessia Battocchio e suor Martina Giacomini.

Alle 8.30 siamo già in sala capitolare per la preghiera introduttiva - … figlia – e il commento-risonanza di suor Maria Fardin: recuperare in noi l’immagine di figlia è presupposto per recuperare negli altri questa immagine. Stupore e meraviglia suscita negli abitanti di Cafarnao l’operato di Gesù.; fede e incredulità abitano anche in noi. Ma l’approdo è aderire a Gesù così come siamo con tutte noi stesse, i nostri dubbi e incertezze.

La mattinata ci vede impegnate in assemblea generale per rivedere il lavoro del documento finale rielaborato da una piccola commissione costituita da suor Martina Giacomini e suor Margherita Prado: se ne prende atto, lo si discute e, trovata convergenza, viene approvato. È un momento forte e significativo: qui è contenuto tutto il lavoro di questi giorni.

Nella seconda parte si dà spazio alla discussione su alcuni nuclei sui quali il Consiglio provinciale desidera ricevere pareri in vista del lavoro che l’aspetta: il ridisegno, le opere in proprio e presso terzi, la formazione iniziale.

Ne risulta una vivace discussione che verrà completata nel pomeriggio.

Alle 11.30 la celebrazione eucaristica conclusiva del capitolo insieme alle sorelle della Casa Madre a San Giuseppe.

Il francescano conventuale, padre Giovanni Voltan, ministro della Provincia italiana di Sant’Antonio di Padova, presiede questo intenso momento.

All’omelia sottolinea il comportamento di Gesù di fronte allo stupore e all’incredulità della gente di Nazaret – non è costui il figlio del falegname? -: lui continua a operare guarigioni, a percorrere villaggi. Non si ferma.

A noi, stupiti per la poca fede del mondo in cui viviamo, per il disprezzo o la negazione del valori del vangelo, Gesù insegna a seminare, senza rancore, ma con mitezza, benevolenza, coraggio.

Siamo una minoranza lieta, abbiamo, come Paolo, una spina nella carne. Ma anche a noi Gesù dice: «Ti basta la mia grazia (seconda lettura), nella debolezza appare la mia forza».

Siamo chiamate ad abitare questa Nazaret in cui non siamo riconosciute, quali portatrici di profezia. Non mancheranno, oggi come ieri, i poveri che accolgono Gesù e si rallegrano: lo portiamo loro nella mitezza, nella debolezza…

E conclude: «Fa’, o Signore, che nella nostra vicenda di discepole, scenda il tuo Spirito che trasforma questo stupore in adesione; e, se tu procedi per altri villaggi, fa’ che ti seguiamo».

Alle 15.00 l’assemblea è nuovamente in sala. Si completa lo scambio, la discussione del mattino, consapevoli che le questioni restano aperte; le proposte laboratoriali tanto incoraggiate in questi gironi saranno il luogo in cui le singole questioni potranno prendere ulteriore spazio per una ponderata decisione.

Alle 16.50 suor Agnese Loppoli legge la bozza di messaggio finale da inviare alle comunità. Se ne discute, si propongono modifiche, alla fine si converge su un testo che sentiamo interpretare in modo originale il vissuto di questi giorni.

Nella verifica dell’esperienza viene espressa una corale riconoscenza al Signore, e reciproca, per quanto vissuto: con voci diverse, ciascuna offre all’assemblea una pietruzza di un mosaico che, ricomposto, restituisce a tutte la bellezza dell’incontro e del lavoro.

La Superiora provinciale esprime il suo grazie personale a suor Daniela Cavinato che è stata la tessitrice nascosta dell’organizzazione che ha reso bello e funzionale l’ambiente, con l’aiuto di tanti, facendoci superare le incognite della vigilia.

Infine, il grazie della Presidente a tutte e a ciascuna per il personale apporto al processo di ricerca, il contributo che ciascuna per la sua parte e per le sue competenze ha messo in atto. Bellezza e fatica, dice suor Maria, sono le parole che possono sintetizzare l’esperienza.

L’augurio di pace con ha iniziato il capitolo sembra ora risuonare sui volti di ciascuna come realizzazione.

Il Capitolo va a chiudersi con una bella sorpresa: per la prima volta nella storia elisabettina, l’atto canonico di chiusura viene vissuto nella regia soffitta, il luogo delle origini.

Qui la Presidente chiede all’assemblea di esprimere il consenso, per alzata di mano, alla chiusura del quarto capitolo provinciale.

Sentiamo aleggiare lo spirito di Colei che da qui è partita per essere luce nel quartiere e che, oggi come ieri, ci vuole fonti di pace, donne forti vestite delle virtù che consentono, a chi ci vede, di cogliere che apparteniamo al Signore e che per lui serviamo i più poveri.

Ciascuna poi firma il verbale di questo solenne atto conclusivo, accompagnato dal canto dell’inno dell’Istituto: L’amore ci possieda.

Scendiamo nella chiesa di San Giuseppe per la celebrazione di vespri.

Le sorprese non finiscono mai, non solo quelle del Signore ma anche quelle dell’amore fraterno.

Suor Paola Rebellato, superiora provinciale, a nome del consiglio uscente a ricordo di questa esperienza, consegna ad ogni capitolare una piccola croce a punto chiacchierino fatta da una sorella anziana e confezionata con l’aiuto della comunità Regina Pacis di Pordenone. Un piccolo segno, molto bello (come si può vedere nelle foto), che ci fa sentire famiglia unita a tutte le sorelle sparse nella penisola.

Dopo la cena cominciamo a separarci: saluti, ringraziamenti, abbracci, auguri…

Per tutte sia un buon cammino fraterno fin da ora.

Grazie, sorelle, e buon viaggio!


 
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