Italia

La Pasqua del Signore

di Paola Rebellato

 
La Pasqua del Signore


La Pasqua del Signore
allieta i nostri cuor:
è vinta ormai la morte,
la vita regnerà.
Alleluia! la vita regnerà.

Il Cristo che è risorto
ci rende amici suoi:
soffrendo sulla croce
per lui ci conquistò.
Alleluia! per lui ci conquistò.

E nati nel peccato
nell’acqua ci salvò:
rinati come figli
al Padre ci portò.
Alleluia! al Padre ci portò.

Lo Spirito di Dio,
sorgente di unità,
prepara i nostri cuori
per Cristo che verrà.
Alleluia! per Cristo che verrà.

Il canto si apre sullo scenario della Pasqua. L’evento salvifico è accolto dalla Chiesa che nel cuore dei fedeli si sente ricolma di letizia perché, con la vittoria definitiva sulla morte, la vita per sempre regnerà.

La Sequenza[1] di Pasqua Victimae Paschali laudes canta: “Morte e vita si sono affrontati in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa”. Questa è la lotta di Gesù e ha senso eucaristico perché l’Eucaristia è fonte di vita nel duello con la morte del peccato.

La risurrezione di Gesù realizza l’amicizia promessa: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13) e ancora «…vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15).

Nell’Ultima Cena Gesù dà prova gratuita di questa amicizia giocando d’anticipo con Giuda: gli offre il suo corpo e il suo sangue per renderlo capace di superare la tentazione: «E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota» (Gv 13,26). L’offerta dell’Ultima Cena è innalzata a garanzia di fedeltà sulla croce: il suo corpo è donato, il suo sangue è versato. Corpo e sangue nell’Eucaristia sono memoriale quotidiano della sua passione e morte, prezzo per la conquista di una umanità nuova.

Il canto riecheggia anche il salmo 51 che ricorda la nostra realtà di peccato: «Ecco, nella colpa io sono nato, nel peccato mi ha concepito mia madre» (51,7). Con la Pasqua viviamo il nostro personale passaggio: dalle acque che hanno alimentato i primi mesi del nostro esistere nel ventre di nostra madre portando in noi già i segni della fragilità umana, passiamo alle acque di vita eterna che sgorgano dal costato di Cristo sulla croce (cf. Gv 19,34). È il dono del Battesimo che nello Spirito ci fa rinascere come figli, come Chiesa che Gesù ora raccoglie e presenta al Padre al compimento felice della sua missione. Aveva pianto su Gerusalemme (cf. Lc 19,41) perché non era riuscito a raccogliere i suoi figli (cf. Mt 23,37), ora, sulla croce spalanca le braccia all’infinito perché tutti possiamo entrare nel suo cuore squarciato e trovare il nostro posto. Gesù aveva detto: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30) e ancora «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi» (Gv 17,21) e così, nella dimora del suo cuore, siamo ora famiglia dello stesso Padre.

La quarta strofa del canto suggella l’offerta di redenzione pasquale. Sulla croce «…chinato il capo, consegnò lo spirito» (Gv 19,30). Lo Spirito che aveva promesso diventa una sorgente di acqua inesauribile, «un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello» (Ap 22,1); «dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà» (Ez 47,9). Lo Spirito sarà sorgente di unità anche per tutto il creato, come anticipato dal profeta Isaia, preludio della pace messianica (cf. Is 11,1-9).

Gesù aveva chiesto al Padre: «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi» (Gv 17,11) e ora lo Spirito prepara il cuore di tutti noi perché siamo uno in Cristo e lo possiamo riconoscere al suo ritorno.

Gesù si presenta come colui che ci conquista, ci ridona al Padre e ci lascia in compagnia dello Spirito nell’attesa del suo ritorno definitivo. È coinvolta tutta la Trinità nella contemplazione dell’evento che ha ri-creato l’uomo offrendogli l’accesso alla vita divina. Il Vexilla regis[2] chiude con queste parole “O altissima Trinità celeste, ti lodi ogni spirito, proteggi sempre quelli che hai salvato con il mistero della croce”.


Dalle parole alla Parola

Alleluia! Acclamazione che gli ebrei rivolgevano a Dio durante la cena rituale della pasqua. Significa: lode a Dio. È un grido di lode a Dio che diventa grido di gioia per noi perché, come dice l’esclamazione del Gloria alla Messa festiva: “Noi ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa”, la gloria di Dio è la nostra gioia, vita, bontà, bellezza, forza. Dio per noi è davvero tutto?

Figli. Rigenerati dalla Pasqua, immersi nelle acque del costato di Cristo, siamo figli dello stesso Padre. Mi sento preso per mano da Dio, guidato, sollevato come bimbo alla sua guancia, al sicuro?


Preghiera

Signore Gesù, la luce della tua Pasqua mi invita alla gioia. Il mio cuore indurito ha sete dell’acqua che può sciogliere le resistenze, lenire le fatiche, curare le ferite. Donami le tue mani di Risorto per toccare la mente e i cuori dei miei fratelli e sentirci così accarezzati dalla tenerezza di tuo Padre, e sostenuti dalla forza dello Spirito. Amen.



[1] Sequenza di Pasqua composta dal sacerdote Wipone di Borgogna († 1050), cappellano dell’imperatore Corrado II e di suo figlio Enrico III.

[2] Venanzio Fortunato († 606)


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Tutti i testi sono presi da: Meditare Cantando, ISG Edizioni e Effatà Editrice, 2010


 
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