Italia

Vieni, Spirito di Cristo

di Enrica Martello

 
Vieni, Spirito di Cristo

Vieni, vieni, Spirito d'amore,
ad insegnar le cose di Dio.
Vieni, vieni, Spirito di pace,
a suggerir le cose che lui ha detto a noi.

Noi ti invochiamo Spirito di Cristo,
vieni tu dentro di noi.
Cambia i nostri occhi, fa’ che noi vediamo
la bontà di Dio per noi.

Vieni, o Spirito dai quattro venti
e soffia su chi non ha vita,
vieni, o Spirito e soffia su di noi,
perché anche noi riviviamo.

Insegnaci a sperare, insegnaci ad amare
insegnaci a lodare Iddio.
Insegnaci a pregare, insegnaci la via
insegnaci tu l'unità.

Il canto è una invocazione allo Spirito perché insegni le cose di Dio e suggerisca le cose che lo stesso Dio ha detto a noi.

Quali sono dunque le cose di Dio?

Difficile da comprendere.

Luca ce ne parla nel suo Vangelo al capitolo secondo: «Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. Ed egli rispose loro: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro (…). Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2, 46.48-51).

Gesù deve occuparsi delle cose del Padre suo, ma Maria e Giuseppe non lo comprendono, tuttavia serbano in cuore.

Qui la prima indicazione per comprendere le cose di Dio: serbare nel cuore, custodire, attendere quanto non è ancora compreso. Invocare lo Spirito perché venga ad insegnare significa essere disposti ad imparare. Non c’è insegnamento senza apertura all’apprendimento.

Ancora Luca ci apre strade alla comprensione delle cose di Dio: «Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Lc 10,21).

I piccoli sono coloro ai quali si insegna, i piccoli sono aperti a comprendere, i piccoli non si sentono (e realmente non sono) dotti e sapienti.

Lo Spirito venga, chiediamo ancora nel ritornello, a suggerire le cose che lui ha detto a noi.

La cosa di Dio più grande è Gesù e la sua Parola. Lo Spirito, maestro interiore, ci spieghi allora la Parola, ne faccia per noi la parafrasi, ce la ripeta fino a farla andare a memoria…

Suggerire, un verbo particolare. Riporta al tempo della scuola quando tra compagni ci si aiutava a sopperire al blocco della memoria, alla paura, a volte all’impreparazione.

Anche a teatro il suggeritore è figura che, nel modo più nascosto possibile, sostiene la memoria, riconnette il fluire della parola.

Qui lo Spirito è invocato a suggerire, quasi ad essere l’elemento di connessione, di fluidità tra il Padre, il Figlio e me, noi.

Nello svolgersi delle tre strofe chiediamo tante cose a questo divino suggeritore.

Che Egli venga dentro di noi e ci renda vedenti, capaci di riconoscere la bontà di Dio per noi. Forse questa è una delle cose di Dio, la sua bontà. Dio è buono e crea cose buone e si dona e ci genera nella bontà.

Ancora chiediamo allo Spirito che soffi su chi non ha vita perché viva e perché anche noi dal suo soffio riviviamo. Sembra sottintesa la consapevolezza che senza la nostra apertura alle cose di Dio siamo uomini morti, bisognosi di un soffio che ci faccia rivivere. Il soffio lo si associa al suggerire. Soffio può assomigliare a bisbiglio, ad alito. Suggerire è azione leggera, debole, quasi silenziosa, di necessità poco appariscente, qualche volta incomprensibile. È delicata così come è delicato il soffio. Avvicinarsi a chi non ha vita, a noi che abbiamo bisogno di rivivere è operazione che chiede soffio, silenzio, rispetto, nascondimento, delicatezza… forse assomiglia all’esperienza di Elia sull’Oreb, lui che è morto dentro, dilaniato dall’irruenza del suo stesso zelo, incontra Dio nella brezza leggera (cf. 1 Re 19,3ss).

La terza strofa è una litania continua di domanda: insegnaci quelle cose che ci sostengono nel cammino, che ci mettono in comunione, che ci fanno fratelli, che ci aprono al bene, che ci innestano in Dio. Questa incessante domanda cela la consapevolezza della personale povertà, del proprio bisogno; è presupposto al nostro essere discenti, disposti ad apprendere, persone dall’orecchio aperto capaci di captare il lieve sussurro della parola suggerita.


Dalle parole alla Parola

Insegnare: è azione fatta da Gesù, il Maestro, e nel canto è azione agita dallo Spirito. Lo Spirito insegna e insieme abilita ad insegnare. Quale esperienza ho fatto delle cose di Dio così da divenirne testimone ed insegnare ad altri quanto ho conosciuto? La Parola è il libro sul quale imparare le cose di Dio. Quanto e come essa mi fa scuola?

Suggerire: è azione leggera, delicata, nascosta; è pure azione trasgressiva ma necessaria per aiutare, sostenere, togliere d’impaccio. È azione che mette il suggeritore immediatamente in sintonia con chi si trova in disagio, con chi non sa, con chi non riesce da solo. Lo Spirito usa suggerire. Lo sento mio alleato, uno che sta dalla mia parte? Mio compagno di banco nella scuola della vita? Ho consapevolezza di essere creatura, di essere bisognoso di imparare, di ascoltare, di fare attento l’orecchio del cuore?


Preghiera

Spirito di Cristo, mio maestro interiore, donami di vedere la bontà di Dio per me perché impari a sperare, ad amare e a renderti lode con la mia apertura al tuo soffio vivificante. Amen.



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Tutti i testi sono presi da: Meditare Cantando, ISG Edizioni e Effatà Editrice, 2010
 
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